Negato il sequestro della Socrebi richiesto dal Comune di Biella

Secondo il Comune di Biella, che ha affidato alla società Socrebi la realizzazione e la gestione in concessione del Tempio Crematorio, l’impianto sequestrato a fine ottobre 2018 dai Carabinieri andrebbe rimesso in funzione al più presto

Del resto il Comune a tutt’oggi non ha neppure disposto la revoca della concessione alla Socrebi, iniziativa che ben avrebbe potuto autonomamente assumere, per le ragioni che oggi apprendiamo dall’assessore Sergio Leone: “non sappiamo ancora come evolverà la vicenda, molto naturalmente per definire il futuro dell’attuale gestione dipenderà dalle risultanze dell’indagine. Allo stesso modo i tempi per la conclusione delle indagini sono un’incognita“.

La soluzione prospettata dal Sindaco Di Biella Marco Cavicchioli sarebbe stata dunque quella di mettere sotto sequestro la società Socrebi, amministrata da Alessandro Ravetti (che al momento è ancora in carcere), mantenendo in questo modo il servizio affidato alla Socrebi, che però sarebbe stata gestita da un amministratore giudiziario; cosi l’impianto sarebbe stato messo di nuovo in funzione, mentre il resto delle aree, come le cellette ed il giardino di dispersione, sono già liberamente accessibili ai cittadini.

Ma la Procura sembra aver detto seccamente di no alla richiesta del Comune e quindi tutto l’impianto crematorio resta bloccato: anzi, i Magistrati, al posto del precedente custode del cimitero, hanno affidato le chiavi della struttura ad un nuovo custode, un commercialista, al quale compete anche di collaborare, oltre che con i Carabinieri, anche con la Guardia di Finanza, che sta conducendo un’indagine parallela sulla gestione economica della Socrebi che avrebbe destato plurimi profili di iregolarità.

Sembra, inoltre, che il possibile passaggio di mano nella gestione dell’impianto Biellese al centro dello scandalo faccia gola a molti altri imprenditori del settore ai quali però, secondo quanto riferito alla stampa dall’assessore ai servizi cimiteriali, l’amministrazione avrebbe detto semplicemente di “aspettare”.

Il mantenimento del sequestro sull’impianto, deciso dalla Procura della Repubblica, è atto che denota ancora una volta la fermezza e la cautela degli Inquirenti biellesi in una vicenda complessa e di grande impatto sociale.  Una misura che ci pare necessaria affinché sia fatta piena luce su quanto è avvenuto e si giunga all’individuazione di tutti i soggetti a vario titolo eventualmente responsabili, anche a titolo omissivo rispetto alle attività di controllo e vigilanza.



Leggi anche l’articolo su “La Stampa”

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