LE CREMAZIONI A BIELLA. SABBIA INVECE DELLE CENERI

Siamo a Biella, in uno studio legale. arriva la madre adottiva di un ragazzo di vent’ anni morto d’ infarto: «è come se lo avessero ucciso di nuovo» dice. Poi i figli di genitori anziani morti di vecchiaia: «fa male sapere che sono stati trattati come rifiuti». e ancora, i parenti di bambini piccoli perduti per qualche malattia o in un incidente stradale: «sembrava impossibile aggiungere altro dolore a quel che abbiamo vissuto, e invece…». Alessandra Guarini, professione avvocatessa, sfoglia i suoi 400 fascicoli e prova a immaginare che cosa penserebbe lei se fosse al posto loro. «si parte da un lutto e si moltiplica il dolore – commenta – e più di tutto mi colpisce la sofferenza delle mamme». Il riassunto di questa storia è semplice. muore un figlio, un fratello, una madre, insomma: una persona cara. decidi di farla cremare, ti consegnano l’ urna con le sue ceneri. e dopo mesi scopri che nel vaso funerario c’ è sabbia o magari i resti di chissà chi, non di chi hai amato e hai dovuto lasciar andare. È da fine ottobre dell’ anno scorso che Alessandra ha a che fare ogni giorno con gente che arriva nel suo studio a chiedere cosa fare adesso, dopo essere finito nel bel mezzo di una bufera emotiva prima ancora che giudiziaria. in tre mesi, cioè da quando è scoppiato lo scandalo del forno crematorio, le possibili parti offese sono cresciute di numero ogni giorno. E se l’ avvocatessa Guarini ne conta circa 400 (fra le sue e quelle del codacons di cui è consulente), la stima ufficiosa delle vittime potenziali arriva fino a quattromila. tanti sarebbero i nomi annotati sul registro di cremazione nel periodo sul quale sta indagando la procura di Biella, che a fine ottobre, appunto, ha arrestato due persone e ne ha indagato un’ altra decina, tutte collegate alla socrebi, società cremazione biella. In particolare si indaga a partire da metà 2017, quando le cremazioni improvvisamente aumentarono del 441%. per sfruttare al massimo il forno – ipotizza l’ inchiesta della procuratrice Teresa Angela Camelio – si bruciavano più corpi contemporaneamente, a volte senza nemmeno ridurli allo stato di cenere e gettandone i residui nella pattumiera. «una macabra catena degli orrori» disse la stessa dottoressa camelio commentando le indagini. che adesso, con una querela che sarà depositata oggi, potrebbe coinvolgere anche funzionari comunali.

Giusi Fasano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.